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Ortopedico Bait a genitori: "Analizzare caratteristiche fisiche figli"
Calcio, rugby, pallavolo o nuoto: non c’è uno sport migliore di un altro per gli adolescenti. Conta piuttosto il modo in cui ci si allena, sia per consentire ai ragazzi uno sviluppo armonico nell’età evolutiva, quella in cui si “forma” lo scheletro, sia per evitare dolorosi infortuni. Tra i 12-16enni, gli incidenti sportivi sono aumentati notevolmente rispetto al passato: si va dalle contusioni muscolari alle distorsioni, fino alle fratture.
La causa, molto spesso, va ricercata nei modi e nei tempi con cui lo sport viene praticato. Basti pensare al caso di un ragazzino che pratica il calcio, magari sognando di diventare un giorno come i suoi idoli: deve sostenere tre o quattro sedute di allenamento a settimana, alle quali spesso si aggiungono le partite nel weekend. L’alternanza tra attività sportiva e riposo viene talmente compressa da portare i giovanissimi a finire ‘in riserva’. E la stanchezza, si sa, è alleata degli infortuni.
“Consiglio sempre ai genitori di assecondare le scelte dei bambini per quanto riguarda il tipo di sport da praticare, ma anche di insegnare loro a non esagerare. Suggerisco inoltre di analizzare con obiettività le caratteristiche fisiche del proprio figlio”, spiega Corrado Bait, ortopedico specializzato in traumatologia dello sport. “Chi ha le ginocchia vare o valghe, cioè ad ‘o’ o a ‘x’, chi soffre di scoliosi, anche se lieve, difficilmente diventerà uno sportivo professionista perché queste alterazioni anatomiche condizioneranno sempre la prestazione sportiva. In questi casi, perché sottoporre i più giovani ad impegni pressanti esponendoli alla frustrazione di un obiettivo mancato?”.
Tra i traumi più frequenti, ma anche meno preoccupanti, ci sono le distorsioni alle ginocchia: “Il caso meno grave – prosegue l’ortopedico – è la lesione del legamento collaterale mediale del ginocchio, che generalmente non si opera e cicatrizza spontaneamente nel giro di 2-3 settimane”. Decisamente più problematica è la lesione del legamento crociato anteriore che, dai 12 anni in su, può portare anche all’intervento. “Quanto alle lesioni meniscali, l’eliminazione del menisco consente un recupero più rapido, in media in 15 giorni, anche se negli adolescenti sono sempre da preferire soluzioni conservative. Suturarlo significa restare fuori gioco per 3-4 mesi, ma consente di non rinunciare al cuscinetto naturale che attutisce ogni colpo”.
Fonte: Askanews.it

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I consigli del chirurgo plastico
“La pelle deve essere curata prima, durante e dopo l’esposizione al sole. Troppo spesso ci si concentra sulla tintarella dimenticandosi che è proprio il sole il responsabile del 70% del suo invecchiamento”. Patrizia Gilardino, chirurgo estetico di Milano, ha predisposto un percorso specifico per difendere la pelle e attenuare i danni provocati dal sole, anche per chi è ormai prossimo alla partenza per il mare.
“La chiave di tutto sta in una sola parola: idratazione”, spiega la dottoressa, “è qui il segreto maggiore per mantenere giovane la nostra pelle. Occorre prepararla al sole, curarla seguendo delle piccole accortezze e reidratarla al termine delle vacanze: solo così non solamente si rallenterà l’insorgere delle piccole rughe, ma anche la formazione delle macchie”. Gilardino ha studiato un “percorso idratazione” che risponde ad ogni tipo di esigenza, non richiede particolari accorgimenti e può essere fatto anche “last minute” il giorno prima di partire per il mare.
“È un percorso composto da tre trattamenti di biorivitalizzazione che, a seconda del tempo a disposizione e delle necessità, prepara la pelle all’esposizione prima di andare in vacanza e la reidrata al rientro”, aggiunge la specialista. “La biorivitalizzazione è un trattamento estremamente naturale che si basa su delle microiniezioni di acido ialuronico su tutto il viso. Permette di agire in profondità e, oltre a non richiedere accorgimenti particolari, non ha controindicazioni. Tre le sedute previste affinché il trattamento sia efficace: è possibile farne una prima della partenza e due al rientro, o viceversa”. Inoltre, “si può completare la preparazione utilizzando degli integratori alimentari a base di vitamine e betacarotene che rendono la pelle meno sensibile a quelli che tecnicamente si chiamano insulti solari”.
Questo però non esime dal curare la pelle durante il periodo di vacanza. “È questo il momento più delicato”, aggiunge Gilardino. “Importante è utilizzare sempre delle creme solari ad alta protezione. L’abbronzatura sarà un po’ più lenta, ma avremo la garanzia non solamente che durerà di più, ma anche che lo stress subito dalla pelle sarà inferiore”. In ogni caso, evitare di stare al sole durante le ore più calde della giornata. E infine, la cura alla sera: “È consigliabile utilizzare dei prodotti che diano una buona idratazione e nutrimento alla nostra pelle. Magari che contengano dei fattori di ripristino dei piccoli danni che si sono creati durante la giornata”.
Fonte: Askanews.it

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Studio Università Parma: a confronto 3 regimi diversi
La dieta con il minore impatto ambientale? E’ quella più variata. E’ quanto emerso da uno studio condotto dal gruppo di Nutrizione Umana del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università di Parma con colleghi di altri atenei, che mette per la prima volta a confronto la sostenibilità di tre regimi alimentari diversi – onnivoro, vegetariano e vegano – utilizzando dati provenienti da consumi reali. Il gruppo ha recentemente pubblicato l’articolo (“Environmental impact of omnivorous, ovo-lacto-vegetarian, and vegan diet”) su Scientific Reports: allo studio hanno lavorato ricercatori di cinque Università (Parma, Bologna, Bolzano, Torino e Cambridge), ha coinvolto per l’Ateneo di Parma Alice Rosi, Pedro Mena, Nicoletta Pellegrini, Erasmo Neviani, Donato Angelino, Furio Brighenti, Daniele Del Rio e Francesca Scazzina. È stato realizzato nell’ambito del progetto PRIN (Programmi di Ricerca Scientifica di Rilevante Interesse Nazionale) “Microrganismi negli alimenti: studio del microbiota e del relativo metaboloma in funzione della dieta onnivora, vegetariana e vegana”.
Considerando il cibo consumato settimanalmente dai 153 partecipanti alla ricerca, sono stati calcolati i dati nutrizionali e ambientali medi giornalieri per i tre gruppi dietetici. L’introito calorico era simile, ma gli impatti ambientali hanno messo in evidenza sostanziali differenze. Dall’analisi del carbon footprint, del water footprint e dell’ecological footprint (i 3 indicatori ambientali utilizzati per determinare la sostenibilità delle diete tratti dal database dal BCFN – Barilla Center for Food and Nutrition) è infatti emerso che il regime alimentare onnivoro presenta valori d’impatto significativamente più elevati per tutti e tre gli indicatori ambientali rispetto al gruppo a dieta vegetariana e vegana. Questo risultato è in linea con i dati di numerosi studi scientifici condotti in altri Paesi, che hanno dimostrato il vantaggio ambientale di modelli alimentari basati principalmente su prodotti vegetali.
Tuttavia, tra la dieta vegetariana e la dieta vegana non sono state riscontrate differenze significative. Infatti, anche se la dieta vegana, che comprende esclusivamente alimenti di origine vegetale, potrebbe sembrare il modello alimentare che può maggiormente salvaguardare le risorse ambientali, è importante considerare che gli alimenti vegetali consumati in una dieta vegana sono spesso altamente trasformati e possono arrivare da Paesi anche molto lontani. Inoltre, per raggiungere l’introito energetico, la quantità di frutta, verdura o legumi che deve essere consumata al posto dei prodotti animali è elevata. Tutti questi fattori possono spiegare l’impatto sull’ambiente delle scelte alimentari associate a questo regime alimentare.
In conclusione, anche per la salute dell’ambiente, oltre che per quella delle persone, le parole chiave sono quantità e varietà.
Fonte: Askanews.it

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I consigli della nutrizionista Valeria Del Balzo
Disidratazione, spossatezza, mal di testa. La prima difesa contro il grande caldo e l’afa opprimente dell’estate dobbiamo costruirla a tavola. Scegliendo cibi leggeri e nutrienti, poveri di grassi saturi e ricchi di quei nutrienti essenziali come vitamine e minerali indispensabili per mantenere un buon equilibrio fisico anche quando le temperature sono altissime come in questi giorni. Sono le raccomandazioni di Valeria Del Balzo, biologa dell’Università La Sapienza di Roma. Ma qual è il menù perfetto dell’estate? Ecco, secondo la nutrizionista, le 6 regole auree per combattere caldo e afa a tavola.
– BERE ACQUA PER CONTRASTARE LA DISIDRATAZIONE E NO ALLE BEVANDE DOLCI
Sarà banale, ma giova ripeterlo. Bere acqua è fondamentale per idratarsi: “con il caldo tendiamo a perdere liquidi, per questo un’idratazione costante è importante” – spiega la dott.ssa Del Balzo. Quanta? “Almeno 8 bicchieri al giorno, circa 1 litro e mezzo. Ridurre le bevande zuccherate, non dissetano e sono caloriche”.
– VIA LIBERA ALLA VERDURA DI STAGIONE: MEGLIO SE CONSUMATA CRUDA O CON COTTURE LEGGERE
Tra gli alimenti da consumare sono da preferire quelli ricchi di acqua, come insalate, pomodori, carote. E poi tutte le verdure di stagione, come zucchine, peperoni, melanzane. “Cercate, per quanto possibile, di mangiare verdure crude, e prediligete cotture leggere che non appesantiscano la digestione – spiega la nutrizionista – bene al forno, alla griglia, al vapore, da evitare o ridurre al minimo pastelle o condimenti eccessivi. Soprattutto in spiaggia, è importante non avere tempi di digestione troppo lunghi.”
– FRUTTA: UN AIUTO IN PIÙ PER IDRATARSI
La frutta estiva ci viene in soccorso perché è ricca in acqua, dal melone all’anguria, passando per pesche, albicocche o prugne, è un’alleata per contrastare le alte temperature. “Buona norma è consumare circa 3 porzioni di frutta al giorno, oltre all’acqua, la frutta apporta sali minerali e fibra” – spiega la Del Balzo.
– GLI ESTRATTI NON SONO SOSTITUTI DI FRUTTA E VERDURA
Da non confondere frutta e verdura con gli estratti. Tanto in voga in questo periodo, non sono da considerare delle alternative: “con gli estratti si perde la fibra contenuta in questi alimenti – spiega la Del Balzo – che ha una funzione fondamentale perché aumenta la sazietà e ci porta a mangiare meno, oltre a svolgere un ruolo importante per il funzionamento del nostro intestino. Con gli estratti di frutta si rischia anche di eccedere con gli zuccheri.”
– POLLO, UN ALLEATO PER L’ALIMENTAZIONE ESTIVA
È una delle carni preferite dagli italiani e dalle donne in particolare, tanto che 7 su 10 lo portano in tavola almeno una volta a settimana. In estate grazie a versatilità e facilità di preparazione ci viene in soccorso per dare gusto a tante ricette, anche fredde, dalle insalate ai classici panini. Ma non solo. A renderlo un valido alimento è anche il suo profilo nutrizionale: “è un’ottima fonte di proteine ed è caratterizzato da un’elevata digeribilità, nonché da un ragionevole apporto calorico (100 kcal per 100 grammi di petto di pollo) e un ridotto contenuto in grassi (da 1 a 6 grammi per 100 grammi di prodotto, a seconda delle parti utilizzate)”. Inoltre, continua, il pollo è anche una fonte eccellente di quei micronutrienti come il potassio e il calcio, nonché di vitamine del gruppo B, necessari per mantenere in equilibrio le attività del sistema nervoso e quindi prevenire ogni stato di affaticamento dovuto all’eccessivo caldo.
– IN VACANZA E A DIETA? SI PUÒ FARE! BASTA QUALCHE PICCOLO ACCORGIMENTO
Tra cene fuori e aperitivi, in vacanza è più difficile prestare attenzione alla propria alimentazione e per chi si trova a combattere contro qualche kilo in più può essere un’impresa. E se è importante godersi il meritato riposo senza troppe rinunce, ecco qualche consiglio che può venirvi in soccorso. “Prima di tutto aumentate l’attività fisica: con un dispendio calorico maggiore ci si può concedere qualche vizio in più.” Una delle situazioni più a rischio sono gli aperitivi, in cui facilmente si può fare incetta di calorie: “Invece di patatine, olive e noccioline, preferite qualcosa di più sostanzioso, come una pasta fredda, del cous cous, un’insalata di riso, e usate l’aperitivo come cena. Salatini &co aprono lo stomaco senza saziare. Cercate poi di evitare l’alcol e cocktail troppo zuccherati.” Un altro consiglio: “in previsione di una cena fuori, compensate con un pranzo leggero a base di insalata e frutta.”
Fonte:Askanews.it

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Disagio e vergogna ma anche paura dello stigma
L’estate è un momento difficile per i pazienti con patologie cutanee e con psoriasi in particolare che tendono a nascondere la pelle e le chiazze della malattia. Un sondaggio della National Foundation of Psoriasis americana ha svelato che sono oltre il 40% i pazienti che nascondono le lesioni sotto abiti, pantaloni e maglie a maniche lunghe anche in spiaggia, e che rinunciano alla vita all’aria aperta proprio nella bella stagione, la stessa percentuale che mostra segni di depressione. Oltre al disagio e alla vergogna esiste un vero e proprio problema di stigma, tale che la legge American Disability Act protegge queste persone dalle discriminazioni sul luogo di lavoro.
Per i pazienti con psoriasi l’arrivo della bella stagione può essere un’arma a doppio taglio: se il sole e l’acqua di mare in alcuni casi possono migliorare l’aspetto delle lesioni cutanee e un clima caldo-umido può mantenere la pelle più morbida, gli sbalzi di temperatura, l’aria condizionata e il cloro possono scatenare il rilascio di sostanze che possono aumentare la secchezza e il prurito, scatenare fenomeni infiammatori e recidive con un peggioramento dei sintomi. “Le persone con psoriasi beneficiano dell’esposizione al sole purché questa sia effettuata gradualmente e con adeguata fotoprotezione ( SPF50), rinnovando l’applicazione ogni 2 ore ed evitando l’esposizione nelle ore centrali della giornata – spiega Andrea Costanzo, Ordinario di Dermatologia all’Università Humanitas di Milano – ustioni e scottature possono scatenare la riattivazione della psoriasi o portare allo sviluppo di nuove placche. Le scottature attiva un vero e proprio “fenomeno di Koebner”, ossia lo sviluppo di placche nelle zone soggette ad uno stimolo, fisico come la scottatura solare o meccanico come lo sfregamento o traumi locali”. Fondamentale è mantenere la pelle costantemente idratata. Attenzione poi al sudore, che può irritare la pelle già sensibile e peggiorare le placche. Il clima ideale è fresco e ventilato e al chiuso è consigliabile non esporsi all’aria condizionata.
Con le dovute accortezze è quindi possibile godersi le vacanze e il tempo libero e apprezzare dei miglioramenti ma attenzione a seguire sempre le indicazioni del proprio dermatologo. “Alcuni pazienti infatti decidono arbitrariamente di diminuire o, peggio, interrompere le terapie proprio in questo periodo – continua Costanzo – ma la cosiddetta ‘vacanza terapeutica che veniva consigliata nel periodo estivo in cui venivano sospesi i farmaci di vecchia generazione come gli immunosoppressori non è più necessaria: le nuove terapie personalizzate, sono più efficaci, sicure e non hanno problemi di tossicità, non devono essere sospese e hanno effetti a lungo termine. Sono oggi disponibili infatti moderni farmaci che si dimostrano efficaci già dalle prime settimane e che permettono di ottenere la clearance cutanea completa sino al 90 e 100%, come il nuovissimo farmaco ixekizumab appena presentato al congresso di Sorrento. “Un farmaco può essere efficace ma se è complesso da assumere o non permette al paziente di apprezzarne gli effetti in breve termine diventa un ostacolo alla terapia – spiega Fabio Ayala Direttore della U.O.C. di Dermatologia clinica del Dipartimento di Medicina clinica e Chirurgia, Università di Napoli Federico II – la rapidità e l’efficacia in breve termine non solo giocano un ruolo fondamentale nel raggiungimento del risultato terapeutico ma garantiscono l’aderenza del paziente alla terapia”.
Fonte: Askanews.it

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Dalla radiofrequenza agli ultrasuoni ai laser a infrarossi: la nuova frontiera per essere belle senza fatica, che piace sempre di più anche ai maschi. Sempre più donne scelgono trattamenti mini invasivi che consentono, senza sottoporsi a interventi chirurgici, di combattere il rilassamento cutaneo, ridurre il grasso, rimodellare il corpo e trattare l’inestetismo più diffuso e combattuto della storia dell’umanità: la cellulite che colpisce 8 donne su 10 al di sopra dei 16 anni.
Laser Infrarossi, Radiofrequenza e Ultrasuoni, una salvezza per i timorosi del bisturi, sono la nuova frontiera per essere belli senza fatica. E i dati parlano chiaro: a livello mondiale il mercato del body shaping cresce del 14% all’anno. Nel 2015 i trattamenti estetici non chirurgici sono stati 10 milioni e hanno riguardato per l’84,7% le donne e per ben il 15,5% gli uomini.
Anche in Italia, settimo Paese al mondo per trattamenti estetici (i primi tre posti sono occupati da Stati Uniti, Brasile e Corea del sud) quelli mini invasivi si confermano i veri protagonisti della bellezza: nel 2015 sono stati complessivamente 280 mila, quelli per la riduzione della cellulite sono stati circa 5.240 (91,5% sono donne) e quelli per la riduzione del tessuto adiposo circa 4.712 (82,4% donne).
Rapidi, indolori, senza rischi e consentono di tornare subito al lavoro e alle attività quotidiane. Particolarmente indicati per le donne nel post-gravidanza che, con i figli piccoli, hanno poco tempo per fare sport e per le donne che svolgono lavori molto impegnativi. Ma, in generale, i trattamenti mini invasivi sono graditi dalla maggior parte dei pazienti.
Basti pensare che, secondo i dati del Centro Ricerche Syneron Candela, azienda del settore della medicina estetica, in Italia 8 donne su 10 si sentono in sovrappeso, 7 su 10 vorrebbero un addome più piatto, 1 su 2 vorrebbe sottoporsi a un trattamento non invasivo per ridurre il grasso sull’addome.
“A sceglierli sono soprattutto le donne tra i 35 e i 50 anni – spiega Maurizio Valeriani, direttore Unità Operativa Complessa di Chirugia Plastica Ricostruttiva, Ospedale San Filippo Neri e Ospedale Santo Spirito, Roma e referente scientifico di Syneron Candela – che dopo una o più gravidanze, o a causa di alterazioni ormonali con l’inizio della menopausa, per esempio, non si sentono più a proprio agio nel proprio corpo e desiderano tornare ad avere pance piatte e gambe snelle. I trattamenti mini invasivi sono certamente più confortevoli e presentano tempi minori di recupero rispetto alla chirurgia, garantiscono risultati visibili sin dalle prime sedute con grande soddisfazione delle pazienti e di un numero sempre più crescente di uomini. In particolare, i trattamenti che prevedono l’uso combinato di radiofrequenza e ultrasuoni hanno dimostrato risultati eccezionali nel rimodellamento del corpo”.
“Naturalmente – precisa Valeriani – è importante associare ai trattamenti un’alimentazione sana e uno stile di vita corretto che contempli l’esercizio fisico, e questo non solo per migliorare l’efficacia dei trattamenti ma anche per salvaguardare la propria salute. In particolare nel caso della cellulite, che affligge quasi tutte le donne, anche quelle giovani e magre, è importante sapere che oltre a fattori genetici, esistono fattori favorenti legati ad abitudini di vita scorrette come la sedentarietà, l’alimentazione troppo ricca di calorie, ma anche l’abbigliamento che provoca costrizioni (jeans stretti, stivali stretti, calze elasticizzate costrittive, tacchi a spillo ecc.), l’introduzione di tossine come l’alcol e fumo, lo scarso uso di alimenti detossificanti (fibre, acqua, vitamine) e i vizi di postura (come le gambe accavallate)”.
Fonte: Askanews.it

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Ma per smettere è necessario essere aiutati: è una vera malattia
Il fumo uccide una persona ogni sei secondi, per un totale di oltre 80 mila decessi l’anno, di cui il 25% di età compresa tra i 35 e i 65 anni. Eppure a questi dati viene data minore rilevanza e dignità di quelli che riguardano ad esempio i decessi per incidente stradale, circa 3500 l’anno, o la meningite che ha causato 629 morti totali nel triennio 2013-2016. I morti da fumo sono ignorati, dimenticati e lasciati soli anche quando vorrebbero guarire dalla propria dipendenza. Secondo il Ministero della Salute nel nostro Paese il fumo è la prima causa di mortalità e morbilità evitabile con un costo che si aggira intorno all’8% della spesa sanitaria totale, cioè un totale di spese ospedaliere di oltre 500 euro l’anno per ciascuno degli oltre 11 milioni di tabagisti. Un numero da abbattere di almeno il 10% entro il 2018 come stabilito dal Piano Nazionale della Prevenzione 2014 – 2018.
La dipendenza da tabacco è riconosciuta come una malattia, sia nella classificazione internazionale delle malattie dell’OMS (ICD-10) che nel Manuale di Diagnostica Statistica dell’Associazione Americana Psichiatrica (DSM-IV). Condivide con le altre dipendenze gli stessi meccanismi neurochimici di base. La nicotina è il più importante componente a poter determinare dipendenza dal tabacco, perché causa a livello biomolecolare una serie di alterazioni che portano il fumatore ad una crescita progressiva e inarrestabile delle sigarette fumate mediante: aumento numerico dei recettori nicotinici; alterazione dei meccanismi di autoregolazione della volontà; modificazioni delle funzioni cellulari e alterata percezione del piacere.
Occorre inoltre abbattere lo stigma sociale che vede il fumatore “causa del suo male” e responsabile delle proprie disgrazie. Fumare è una scelta sottovalutata quando da giovanissimi si accende la prima sigaretta e le maglie della dipendenza si chiudono strette intorno al fumatore. Sebbene la maggior parte dei fumatori voglia smettere i tentativi sono spesso destinati a scarso successo se non pianificati e messi in atto all’interno di strategie integrate, come dimostrato da numerosi studi prospettici. Smettere di fumare senza una assistenza professionale adeguata non è semplice per vari motivi: il fumo si configura come una addiction, una dipendenza comportamentale vera e propria, ed esiste una vulnerabilità neurobiologica in termini di sensibilità e reward colinergico in alcune aree cerebrali. I risultati dell’indagine condotta dall’associazione di pazienti francesi FFAAIR (Federation Francaise de Association et Amicales de Malades Respiratoires) riporta che il 70% dei fumatori prova a smettere da 4 a 9 volte. Si è visto invece che percorsi di cessazione strutturali sono più efficaci e più a lungo termine.
Secondo il rapporto dell’associazione francese FFAAIR sull’uso del tabacco condotto su 352 tabagisti con malattie respiratorie, la BPCO è il problema più rappresentativo con il 46% dei soggetti , seguita dalla sindrome delle apnee notturne (con il suo corollario di rischi a carico del cuore) per il 43% e il 20% che sviluppa asma. Mentre il 77% ha almeno una malattia concomitante, come ipertensione (37%) obesità (22%) elevati a livelli di colesterolo (li ha 1 su 5) a cui seguono problemi cardiaci (16) diabete (15) e depressione (13). Dal campione esaminato 6 pazienti su 10 hanno fumato nel corso della vita e l’1% ha riferito una assistenza insufficiente da parte del medico rispetto al intenzione di smettere di fumare. Nel 68% dei casi i medici di fronte alla diagnosi di malattie respiratorie ha suggerito di smettere di fumare ma senza proporre strategie o indirizzare né tantomeno di procedere ad un follow-up sul paziente. La stessa percentuale di soggetti il 78% che ha riferito di sentirsi sola è persa quando ha deciso di smettere di fumare, non sapendo esattamente come farlo. Quando la volontà non basta le persone cercano aiuto, ma 4 su 10 ritengono che i costi finanziari siano una barriera molto alta al loro proposito di salute.
Fonte: Askanews.it

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Con l’arrivo dell’estate gli italiani si dedicano maggiormente allo sport e alle attività dell’aria aperta e la ripresa dell’attività sportiva, dopo la stagione invernale o dopo una pausa di poche settimane, richiede un maggior consumo di frutta e di verdura, necessarie per fornire al corpo i nutrienti e le vitamine di cui ha bisogno. Chi pratica sport a livello agonistico, specialmente nei periodi di intenso allenamento, in preparazione ad una gara, sceglie di assumere alimenti liquidi per incrementare l’apporto di vitamine: tra questi il succo 100% frutta, fonte di Vitamina C.
“L’esercizio fisico, pur avendo ripercussioni positive sulla salute di chi lo pratica, determina un eccesso di radicali liberi che deve essere efficacemente contrastato dalle risorse antiossidanti del nostro organismo”, dicihara il nutrizionista Silvia Ambrogio. “La vitamina C è uno dei principali protagonisti della difesa dallo stress ossidativo prodotto proprio dai radicali liberi. Ecco perché l’arancia, particolarmente ricca di questa vitamina, è un alleato dello sport, inoltre, questo frutto contiene anche vitamine dei gruppi A e B, e sali minerali come calcio, potassio, fosforo, rame e zinco, per cui bere un bicchiere di spremuta o di succo 100% di arancia dopo la pratica sportiva permette di reidratarsi al meglio e di godere dei benefici dello sport” conclude Silvia Ambrogio.
Gli atleti che si allenano e competono attivamente, inoltre, sudando e consumando energia, perdono liquidi e elettroliti. Grazie a una composizione specifica e al suo profilo di zuccheri e minerali, il succo 100% arancia è perfetto come bevanda sportiva isotonica, garantendo una veloce reidratazone e un adeguato apporto energetico.
Le evidenze scientifiche raccolte dal panel dell’Autorità europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) su Prodotti dietetici, Nutrizione e Allergie hanno dimostrato che la Vitamina C, aiuta, insieme ai folati, a ridurre la stanchezza e la fatica, e questo vale per tutti i cibi definitivi come “Fonti di” Vitamina C, in quanto contribuiscono a fornirne almeno 12 mg ogni 100 ml. Le spremute e i succhi 100% arancia confezionati rispondono ampiamente a questi requisiti, contenendone un quantitativo circa tre volte superiore: in media 36 mg ogni 100 ml. Il consumo di 200 mg di Vitamina C, inoltre, in aggiunta alla dose giornaliera raccomandata di frutta e verdura, contribuisce a mantenere il normale funzionamento del sistema immunitario durante e dopo l’attività fisica. Il succo 100% arancia, ad esempio, rappresenta una fonte pratica di Vitamina C da aggiungere alla dieta giornaliera. Anche in quantità minori, la Vitamina C gioca un ruolo significativo nel mantenimento di un equilibrato metabolismo energetico e aiuta a proteggere le cellule dallo stress ossidativo.
I succhi di frutta contengono quantità anche notevoli di minerali, altre vitamine e composti bioattivi (fitocomopsti): tra questi in particolare potassio, Acido folico, ed altre sostanze ad azione antiossidante, in quantità in alcuni casi anche maggiori rispetto ai frutti da cui derivano (http://wwwsinu.it/html/cnt/il-punto-su.asp).
Anche chi pratica attività fisica a livello amatoriale, in vista dell’estate, espone il corpo ad un aumento dei radicali liberi e al rischio delle modifiche ossidative che essi determinano nel nostro organismo. Per questo, anche per loro, la Vitamina C può rappresentare un alleato contro lo stress e gli sforzi muscolari annessi.
Fonte: Askanews.it

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Studio Unipi e Sant'Anna, varietà antiche battono le commerciali
Brutte ma buone. Sono le mele di varietà antiche che, malgrado l’aspetto, superano le varietà commerciali per proprietà nutritive. E’ quanto emerge da uno studio di un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa e della Scuola Superiore Sant’Anna che ha paragonato le proprietà nutraceutiche di sei varietà di mele antiche (Mantovana, Mora, Nesta, Cipolla, Ruggina, Sassola) con una varietà commerciale (Golden Delicious), sia sotto forma di prodotto fresco che essiccato.
I risultati della ricerca, pubblicati in un articolo sulla rivista Food Chemistry, hanno evidenziato che, anche dopo l’essiccazione, le mele di varietà antiche sono più ricche di antiossidanti rispetto alla Golden Delicious.
“Come Università di Pisa – spiega la professoressa Valentina Domenici del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale – ci siamo occupati della caratterizzazione molecolare mediante la risonanza magnetica nucleare, una tecnica spettroscopica di cui abbiamo lunga esperienza, e grazie alla quale abbiamo identificato e quantificato alcune sostanze antiossidanti: i polifenoli”.
E così, pur essendoci delle differenze, la Golden è quella che contiene sempre meno polifenoli rispetto alle varietà antiche e fra queste il primato va alla mela ‘Cipolla’. Quest’ultima, sia fresca che essiccata, ha infatti il doppio di polifenoli rispetto alla Golden, mentre le altre varietà ne possiedono una quantità maggiore, ma in modo meno marcato, dal 10% al 20%.
“Un modo per valorizzare queste mele ‘non belle’, che dal punto di vista estetico non sono certo confrontabili con quelle commerciali, potrebbe essere quindi di venderle essiccate, magari come snack o in preparazioni come il muesli”, suggeriscono i ricercatori.
“Considerato che il procedimento di essiccazione che abbiamo utilizzato è adattabile ad uso domestico e per piccole produzioni – conclude il professore Luca Sebastiani, direttore dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna – questa idea potrebbe aiutare a salvaguardare i prodotti tipici locali, infatti, le sei varietà di melo che abbiamo studiato sono diffuse in Toscana e in particolare nel Casentino”.
Fonte: Askanews.it

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