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Con il fondatore indiano dottor Madan Kataria

Roma, 26 set. – Riscoprire il senso di comunità messo a dura prova dalla frenesia della vita quotidiana ed essere più felici. Perché la ricerca ha “scoperto” che il fattore più potente del benessere è dato dalla qualità delle relazioni umane . E’ possibile grazie ai Club della Risata, il cuore del Movimento dello Yoga della Risata, che si ritroverà, da domani al 30 settembre, allo Yes Touring Hotel di Rimini per il Ritiro Spirituale e l’Advanced Course, seguiti dal 2° Congresso italiano, alla presenza del suo fondatore, il medico indiano Dott. Madan Kataria e di sua moglie Madhuri. Un evento organizzato da Lara Lucaccioni, principale Master Trainer italiana della pratica, in collaborazione con l’Associazione di promozione sociale Yorido, e a cui è possibile partecipare secondo diverse formule. Saranno 5 giorni dedicati alla rivoluzionaria pratica prevalentemente di gruppo nata in India nel 1995 e oggi diffusa in tutto il mondo, basata sull’idea unica che tutti possono ridere per scelta e in assenza di umorismo come esercizio fisico, ottenendo così un enorme benessere, come poche altre discipline riescono a fare. Da domani a venerdì 28 settembre, Madan Kataria sarà impegnato in un ritiro per condividere il suo messaggio di unione e pace nel mondo attraverso la risata e tutte le ultime applicazioni dello Yoga della Risata. Da venerdì 28 a domenica 30 settembre, il suo keynote speech dal titolo “Come portare lo Spirito Interiore della Risata nella vita quotidiana” darà il via al 2° Congresso nazionale, con i principali esponenti italiani e non solo della pratica che racconteranno gli importanti risultati ottenuti nei vari campi di applicazione terapeutica quali: aziende, scuole, famiglie con genitori-figli, sport, carceri, ambienti sanitari con le persone disabili, gli anziani e i malati di Alzheimer, i pazienti oncologici, gli utenti psichiatrici, i tossicodipendenti. Il primo Club della Risata nacque nel 1995 in un parco pubblico di Mumbai con sole 5 persone, oggi sono migliaia diffusi in oltre 100 Stati di cui oltre 400 solo in Italia. Sono luoghi gratuiti dove praticare in gruppo lo Yoga della Risata, disciplina che combina la respirazione profonda dello yoga a esercizi fisici di risata, scatenando una produzione biochimica di grande benessere, dall’effetto antidepressivo e ansiolitico, purché si rida per 10-15 minuti, e innumerevoli altri benefici fisici, emotivi, mentali e sociali. La scienza ha infatti dimostrato che il fisico non distingue tra risata spontanea e autoindotta, che diventa poi autentica per effetto dei neuroni specchio.

Fonte: askanews.it

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Messi a punto dagli studiosi del Cnr-Ibcn

Roma, 26 set. – Generare, grazie a una bio-stampa 3D, organi-modello per la sperimentazione in batteria di terapie “personalizzate”, in sostituzione dei test farmacologici sugli animali. È il primo step di uno studio condotto da Ibcn-Cnr, Campus Biomedico di Roma e Fondazione Giovanni Paolo II di Campobasso, pubblicato su Scientific Report. Sono organi-modello specifici del paziente, in vitro, realizzati con bio-stampa tridimensionale (3D Bio-printing), in grado di sperimentare terapie innovative e su misura, senza ricorrere a test farmacologici sugli animali o a indagini invasive su pazienti affetti da mutazioni genetiche. A metterli a punto un team di ricercatori dell’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibcn), Campus biomedico di Roma e Fondazione Giovanni Paolo II (Fgps) di Campobasso. La ricerca, pubblicata su Scientific Report, costituisce il primo step verso la generazione di organi in piastra sia per sostituire i test sugli animali sia per l’affidabilità dei risultati della medicina personalizzata. “Fino a oggi”, spiega Roberto Rizzi, ricercatore Cnr-Ibcn e coordinatore dei lavori, “la sperimentazione animale ha generato la maggior parte delle informazioni sulla validità di un prodotto farmaceutico, considerando, innanzitutto, la diversità specie-specifica del target finale e solo successivamente la causalità dell’insorgenza della patologia nel paziente”. Obiettivo del lavoro, sviluppare tessuti umani individuo-specifici per testare l’efficacia di nuovi farmaci, riducendo così il ricorso a terapie non sempre necessarie, costose e, a volte, anche dannose per il paziente. “Su questa linea”, afferma Fabio Maiullari, ricercatore Fgps, “è stata realizzata per la prima volta con questa tecnologia, una struttura di stampa tridimensionale cardiaca vascolarizzata, utilizzando cellule multi-specie, sia murine (riprogrammate) sia umane, partendo da differenti geometrie di stampa”. Un modello standard da cui partire per sviluppare, in futuro, ulteriori prototipi di organi e tessuti, quali giunzione neuromuscolare, cervello, cervelletto, pancreas, cute, microambienti tumorali, vasi sanguigni, etc., da cellule staminali pluripotenti indotte – iPSC), utili a testare terapie su misura per curare patologie non solo neurodegenerative ma anche oncologiche. Il lavoro rientra nel progetto SATISFY Generazione di tessuti umani individuo-specifici per test di efficacia di nuovi farmaci, coordinato dal Cnr, in collaborazione con il Dipartimento di scienze e biotecnologie medico-chirurgiche dell’Università la Sapienza di Roma e finanziato dal programma di LAZIOINNOVA (2018) Progetto gruppi di ricerca- Conoscenza e cooperazione per un nuovo modello di sviluppo.

Fonte: askanews.it

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25 settembre Giornata Mondiale del Sogno

Roma, 24 set. – Basta tenere chiusi i sogni nel cassetto: i desideri possono essere trasformati in realtà. Si celebra il 25 settembre la Giornata mondiale dei sogni, uno stimolo a non perdere mai la speranza di soddisfare le proprie ambizioni, dedicata ai sognatori ma soprattutto a chi confida meno nelle proprie possibilità. Quindi, perché non cercare un lavoro più stimolante? Perché non prenotare un viaggio alla scoperta di civiltà dimenticate? Una vita più soddisfacente non è una mera fantasia e sognare ad occhi aperti è solo il primo passo per concretizzare le più profonde aspirazioni. “La giornata mondiale del sogno non è dedicata solo ai sognatori in senso stretto, ma anche a tutti coloro che hanno il famoso ‘sogno nel cassetto’. Ebbene, forse, è il caso di pensare a come tirarlo fuori e farlo diventare realtà – spiega la psicologa Eleonora Iacobelli, vicepresidente Eurodap-Associazione Europea per il Disturbo di Attacchi di Panico e responsabile trainer del centro Bioequilibrium – innanzitutto ci vuole chiarezza: senza essere sicuri di ciò che si vuole si rischia di rincorrere i sogni altrui. Ripensate ai vostri obbiettivi e scriveteli”. “Poi serve tenacia – aggiunge l’esperta – l’unico modo per raggiungere l’obiettivo è non arrendersi mai. Può sembrare banale, ma la resistenza alla frustrazione è la dote più importante per permettere ai nostri sogni di realizzarsi. E ancora creatività, perché è necessario essere creativi nel trovare vie alternative al fine di ottenere ciò che vogliamo, e gratificazione. È indispensabile gratificarci con un piccolo premio ogni volta che riusciamo a fare un passo in più nel raggiungimento del nostro obiettivo”. Se questi sono i consigli da mettere in pratica durante la veglia, nelle ore notturne come fare a dormire sonni tranquilli allontanando incubi e turbamenti? “Il materiale onirico cambia a seconda della fase della vita in cui ci si trova e del genere di appartenenza ma, soprattutto, è il nostro stato d’animo ad incidere profondamente sulla qualità dei nostri sogni: quindi, stati d’ansia o paura possono generare veri e propri incubi”, osserva Iacobelli. Ecco alcuni consigli proposti dallo staff di BioEquilibrium per una buona notte: Addormentatevi utilizzando la respirazione diaframmatica (addominale): recenti ricerche hanno dimostrato come diversi neuroni alla base del tronco encefalico siano sensibili alla respirazione. Una corretta respirazione può, quindi, essere utilizzata da “calmante naturale”. Evitare d’intraprendere attività che richieda un notevole sforzo cognitivo e/o fisico prima di andare a letto. Provate a rilassarvi cercando di svuotare la mente. Cercate di addormentarvi in un ambiente nettamente distinto da quello in cui si svolge il resto della vostra vita in casa. Per conciliare il sonno una buona tecnica è quella di mettersi supini e di contare da 100 indietro accompagnandovi con la respirazione. In alternativa riportate alla mente un evento positivo della vostra vita e ripercorretelo mentre respirate lentamente e profondamente.

Fonte: askanews.it

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Società Italiana di Neonatologia: 42% ha problemi respiratori

Roma, 26 set. – Le problematiche di tipo respiratorio interessano il 42% dei neonati pretermine, fra queste la sindrome da distress respiratorio (RDS) è quella più frequente (29%). Poi c’è la PDA (Pervietà del Dotto Arterioso) che riguarda il 7,9% e le Sepsi 6,3%. I neonati di Età Gestazionale (EG) inferiore alle 37 settimane, pur rappresentando una popolazione numericamente piccola, circa il 10% delle nascite (quelle sotto le 32 settimane circa l’1%), contribuiscono a più del 50% delle morti in epoca neonatale e a circa il 40% di quella infantile. Questi neonati presentano inoltre un elevato rischio di gravi esiti a distanza (neurosensoriali, cognitivi, respiratori, etc.) e richiedono un importante impegno di risorse da parte del Servizio Sanitario Nazionale sia durante la degenza ospedaliera che dopo la dimissione. Queste sono alcune delle informazioni che emergono dalla prima analisi dei dati del Neonatal Network della SIN relativi agli anni 2015-2017, presentata in occasione del XXIV Congresso Nazionale.

Fonte: askanews.it

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I consigli del nutrizionista Michelangelo Giampietro

E’ arrivato il momento delle vacanze e se il desiderio è quello di trascorrere tutta la giornata al mare, insieme ai teli e alle creme solari è possibile portarsi dietro il pranzo, da consumare sotto l’ombrellone. Ma attenzione, anche il pranzo in spiaggia ha un suo galateo e per non rischiare di diventare i classici italiani al mare, oggetto di tantissime parodie, è bene tenere a mente alcune semplici regole. Perché il bon ton non va mai in vacanza.

Stop a preparazioni unte e ipercaloriche. Il pranzo va preparato in anticipo e conservato in una borsa termica per evitare che deperisca in breve tempo. Sarebbe meglio quindi evitare gli alimenti che richiedono aggiunta di sughi, salse e condimenti vari, che rischiano di cadere dal piatto e sporcare. Inoltre, causano sonnolenza e digestione lunga e non permettono il bagno in tempi brevi. Questo non significa rinunciare a preparazioni stuzzicanti o gustose. Vanno bene ad esempio pasta fredda, insalate di riso, cannoli di Bresaola della Valtellina IGP, spiedini di pollo, sformati di verdure monoporzione, frittatine già tagliate, torte salate tagliate a fette.

Prediligere cibi monoporzione o facilmente sporzionabili. Praticità è la parola chiave, il cibo da spiaggia deve essere adatto da mangiare al massimo con una forchetta, senza essere tagliato in spiaggia con il rischio di attirare sabbia ad ogni minimo e frequente movimento. Inoltre, sempre per una questione di rispetto dei propri vicini di ombrellone, meglio evitare di imbandire una tavola con le vivande sugli asciugamani. L’idea in più arriva dal jar food, il cibo monoporzione in barattoli di vetro, che oltre ad essere originale è anche comodissimo in spiaggia.

Banditi piatti dagli odori troppo intensi. Bisognerebbe cercare di lasciare meno tracce possibile, così da evitare di attirare insetti e non creare disagio per chi occuperà lo spazio successivamente. Quindi no a pietanze troppo speziate o fritte, così come sono bandite le preparazioni a base di pesce, formaggi stagionati o uovo sodo, che potrebbero infastidire l’olfatto dei vicini con un odore che rimane nell’aria.

Vietati gli spettacoli di folklore. Evitare allestimenti vistosi, ingombranti e poco discreti, quindi bandite tende e costruzioni improvvisate d’emergenza, così come fornelli da campeggio, scaldavivande, zuppiere, tinozze, ecc. La spiaggia non è un campeggio (anche in questo caso vigono comunque delle regole di buona condotta). L’obiettivo, tacito ma meglio non darlo per scontato, è di non essere invadenti per i vicini d’ombrellone e non dare spettacoli di costume popolare.

Sì a contenitori informali e colorati, ma con discrezione. La borsa frigo è comoda ma è meglio non ostentarla troppo e non portarne più di due. Inoltre, conservare i cibi a lungo in contenitori non adatti, rischia di alterarne sapori e consistenze. Per esempio, vanno benissimo acciaio e vetro per frutta, frittate, insalate di verdure o di pasta. Meglio evitare l’acciaio nel caso di cibi molto acidi (o con tanto limone). Evitare poi la pellicola per avvolgere alimenti ancora caldi o unti.

I CONSIGLI DEL NUTRIZIONISTA MICHELANGELO GIAMPIETRO “Scegliere cosa mangiare al mare, soprattutto con temperature e umidità elevatissime, non è semplice – commenta Michelangelo Giampietro, medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e in Medicina dello Sport e docente di “Alimentazione, nutrizione e idratazione” presso la Scuola dello Sport CONI Roma. La soluzione è quella di consumare pasti con porzioni più piccole, preparati con cibi freschi e leggeri e fare spuntini più frequenti con frutta di stagione oppure centrifugati di frutta, verdura ed erbe aromatiche fresche particolarmente ricche di acqua, minerali e vitamine, utili a mantenere una corretta idratazione e a proteggersi dai danni dell’esposizione eccessiva ai raggi solari. E non tralasciare alimenti che integrano naturalmente i sali minerali persi con la sudorazione come il cocomero, le zucchine, i cetrioli, l’avocado, i peperoni, i pomodori… e la bresaola, per chi non vuole rinunciare al gusto mantenendo la forma. Tra l’altro, tutti questi alimenti contengono triptofano, un amminoacido essenziale che insieme ai carboidrati favorisce la produzione di serotonina, l’ormone del buonumore, e di melatonina, che regola i ritmi sonno-veglia”.

ANCHE LA BRESAOLA VA AL MARE: PANINI, PASTA FREDDA, INSALATE E FINGER FOOD “Non bisogna, però, incorrere nell’errore comune di preparare sempre e solo panini – continua Giampietro. É importante variare la propria alimentazione, soprattutto in estate. Quindi via libera a tantissime ricette fresche, dalle classiche “insalatone” alla pasta fredda, alle insalate di riso, farro o altri cereali, ai carpacci con verdure e, ogni tanto, anche i panini, preferendo quelli integrali, ai cereali e/o con i semi, sempre in abbinamento con una verdura fresca e di stagione. Per insaporire preparazioni e variare le ricette, inoltre, si può utilizzare la Bresaola della Valtellina IGP come ingrediente che aggiunge quel gusto in più e costituisce un valore aggiunto dal punto di vista nutrizionale (è ricca di proteine ad alto valore biologico, di amminoacidi essenziali, sali minerali e vitamine ed è povera di grassi. I piatti si possono preparare di sera, quando la calura ci dà tregua, per poi conservarli in frigorifero e consumarli sotto l’ombrellone”.

La Bresaola della Valtellina IGP si sposa, infatti, con tante ricette fresche e sfiziose, e grazie alla web app “Bresaola Inedita” è possibile sperimentare numerose varianti alle soluzioni classiche, come i Fagottini di Bresaola ai 3 colori, con mela, peperoni e caprino fresco, oppure i Cannoli di bresaola e quinoa al profumo di curcuma, l’insalata “L’originale” con germogli di soia, Grana Padano, mela, semi di sesamo e succo d’arancia, il panino “L’affidabile” con melanzane grigliate e Provolone Valpadana o le Penne di grano saraceno fredde con bresaola e pomodori datterini rossi

Fonte: askanews.it

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Sviluppata da Enea e Campus Bio-Medico

Una maglietta “intelligente” che acquisisce frequenza cardiaca e dati respiratori, grazie a una nuova applicazione tecnologica sviluppata da ENEA e Università Campus Bio-Medico di Roma. Realizzata in tessuto elasticizzato con sensori in fibra ottica, faciliterà sia le indagini cliniche che la valutazione delle prestazioni sportive.

“I sensori utilizzati per realizzare questo sistema sono commerciali, ma noi li abbiamo incapsulati all’interno di particolari materiali polimerici. Sostanzialmente abbiamo dato un corpo all’elemento senziente, trasformandolo in un vero e proprio sensore”, spiega il ricercatore ENEA Michele Caponero. “I sensori in fibra ottica incorporati nelle magliette risultano particolarmente utili in medicina sportiva, in quanto lasciano il paziente molto più libero nel movimento di quanto non avvenga con i metodi tradizionali, che prevedono l’utilizzo di un numero elevato di cinghie sul corpo”, aggiunge Caponero.

“Testata su ciclisti in allenamento simulato, la maglietta ci ha permesso di monitorare i parametri degli atleti, in particolare i volumi compartimentali e la frequenza respiratoria, che possono risultare utili per ottimizzare il training e migliorare le prestazioni”, spiega il professore Emiliano Schena dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.

Queste magliette offrono vantaggi significativi anche per le indagini cliniche; ad esempio durante le risonanze magnetiche consentono di monitorare alcuni parametri legati agli atti respiratori, laddove i sensori tradizionali di tipo elettrico risultano disturbati dall’intenso campo magnetico necessario per eseguire l’esame, senza nulla togliere al comfort del paziente, che deve limitarsi a indossare una maglia. “Monitorare la frequenza respiratoria sotto risonanza può essere importante, per esempio, per chi soffre di ansia o attacchi di panico. Se il paziente ha crisi di questo tipo durante la procedura, la maglietta le rileva precocemente, favorendo l’intervento del medico. Inoltre, la nostra idea è quella di usare queste magliette per rimuovere dalle immagini della risonanza gli artefatti da movimento dovuti alla respirazione del paziente, che peggiorano la qualità delle immagini”, spiega Daniela Lo Presti, che ha seguito il progetto inizialmente come tesista presso ENEA e attualmente come dottoranda presso l’Università Campus Bio-Medico.

Nella realizzazione della maglietta smart, ENEA si è occupata dell’aspetto tecnologico del sensore e del cablaggio, mentre l’Università Campus Bio-Medico ha ottimizzato il posizionamento dei sensori per misurare al meglio i parametri fisiologici.

Il progetto, che è stato autofinanziato dai due partner, prevede anche una serie di altre possibili applicazioni della tecnologia in fibra ottica. “Possiamo usare questi sensori per il monitoraggio della temperatura nelle procedure di ablazione laser per la rimozione dei tumori, in modo da salvaguardare i tessuti sani. Inoltre, stiamo investigando la possibilità di utilizzare questa tecnologia per monitorare il livello di umidità nell’aria erogata dal ventilatore polmonare prima che questa raggiunga le vie aeree del paziente”, aggiunge Daniela Lo Presti. “Avvolgendo i sensori in un materiale idroscopico, questi diventano sensibili alle variazioni di umidità e in questo modo possono essere utilizzati per testare la qualità dell’aria erogata durante ventilazione artificiale”, conclude Caponero.

Fonte: askanews.it

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Uno su tre preoccupato dal ritorno alla routine e per le scadenze lavorative

Il traffico del ritorno, la ripresa della routine, l'ansia di avere di nuovo delle scadenze: ecco cosa temono gli italiani che tornano dalle vacanze, tanto che uno su tre (33%) confessa che questi ultimi giorni di svago "sono quelli in cui ci si sente meno in forma". A fotografare quella che è già stata definita 'sindrome da rientro' è uno studio online di In a Bottle (www.inabottle.it) su 3.500 italiani.
    "La sindrome da rientro - spiega Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva - è una sensazione di stanchezza e fatica a tornare nella routine. A volte ci si sente anche irritabili con difficoltà a concentrarsi. In realtà è semplicemente una 'sindrome da adattamento': corpo e mente che si erano lasciati andare in vacanza devono rientrare in uno schema rigido, imposto dai compiti quotidiani".
    Un italiano su 2 (51%), poi, rientra sentendosi appesantito dai bagordi estivi. "La vacanza può determinare alcuni effetti nocivi sulla salute - commenta Luca Piretta, nutrizionista e docente dell'Università Campus Bio-Medico di Roma - spesso è sinonimo di sregolatezza di orari, cambi dei ritmi sonno-veglia e di eccessi con gli alcolici, e talvolta ci si lancia in sport estremi o di resistenza senza l'adeguato allenamento o preparazione alimentare. Per ultimo, si rischia di tornare dalle vacanze con qualche chilo di troppo".
    Come si supera quindi questa sindrome? "L'idratazione è fondamentale per permettere un corretto afflusso di sangue ai tessuti e quindi agli antiossidanti di raggiungere tutte le cellule e recuperarle dagli insulti dei radicali liberi. Inoltre - conclude Piretta - tutte le reazioni chimiche cellulari avvengono solo se è presente l'acqua e questo ci deve far comprendere quanto sia essenziale questo elemento anche per ammortizzare la sindrome da rientro".

Fonte: Ansa.it

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Chi vive con tranquillità mentale, fa più sogni positivi

 Troppi incubi tormentano la notte? Tutto dipende da come si passa il giorno. I ricercatori delle Università di Turku (Finlandia) e di Skövde (Svezia), hanno notato infatti come le persone più tranquille nello stato di veglia riescano a fare sogni più positivi, mentre quelli che vivono con più ansia elaborino sogni più negativi.
    Ciò significa, spiegano gli studiosi scandinavi, che le esperienze oniriche possono riflettere la salute mentale di una persona. Dunque, per dormire sonni tranquilli è necessario abbandonare questo stato di continua tensione. I ricercatori hanno chiesto a una serie di persone di compilare un questionario che misurava il loro stato di agitazione e il loro benessere. Poi, per tre settimane, hanno tenuto un diario giornaliero dei sogni: ogni mattina, al risveglio, dovevano scrivere tutte le loro esperienze oniriche e le emozioni che avevano vissuto. Gli studiosi hanno notato come le persone con più elevati tassi di tranquillità mentale arrivavano a riferire più emozioni oniriche positive, mentre quelli con livelli più elevati di ansia raccontavano di emozioni negative dipese dai sogni.
    Dunque, la tranquillità della notte dipende da come si vive il giorno. "La pace della mente è uno stato di pace interiore e armonia, uno stato di benessere più complesso e duraturo tradizionalmente associato alla felicità nelle culture orientali", commenta Pilleriin Sikka, una delle ricercatrici che ha condotto l'analisi.

Fonte: Ansa.it

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I consigli del professor Antonio Paoli

Roma, 23 lug.

Otto consigli per runner e ciclisti per una integrazione intelligente, e per offrire all’organismo ciò di cui ha bisogno prima, durante e dopo lo sforzo fisico. Il caldo, infatti, favorisce un innalzamento della temperatura corporea anche per la perdita di sudore, con possibile carenza di liquidi e sali minerali di cui l’organismo ha bisogno. E ci vuole molta attenzione ai muscoli, posti sotto stress dallo sforzo, soprattutto se non si è adeguatamente preparati. “Running e ciclismo sono attività di endurance che vengono svolte generalmente all’aperto e che quindi risentono molto delle condizioni ambientali – spiega il Professor Antonio Paoli, direttore del Laboratorio di Nutrizione e Fisiologia dell’esercizio presso il Dipartimento di scienze Biomediche dell’Università degli Studi di Padova. “Chiaramente durante il periodo estivo con l’innalzarsi delle temperature e, soprattutto, se il clima è umido i fattori di termoregolazione diventano critici. Non dobbiamo dimenticare che, soprattutto se l’umidità ambientale è elevata, la sudorazione svolge un ruolo fondamentale nel controllo della temperatura corporea e, quando si suda, si perde acqua ed elettroliti. Al di là degli aspetti di termoregolazione bisogna tenere conto anche degli aspetti energetici. Questo tipo di attività sono ad alto dispendio energetico per un certo numero di minuti e quindi è fondamentale anche essere in un adeguato equilibrio energetico. Ricapitolando possiamo dire che i principali fattori che influenzano la fatica e la prestazione sono la disidratazione e la deplezione di carboidrati; durante il periodo estivo soprattutto la prima può risultare il maggiore limite alla prestazione”. In questo senso, particolare attenzione deve essere prestata all’abbigliamento. Occorre scegliere fibre traspiranti, leggere e chiare, oltre a proteggere il capo quando necessario. Allo stesso modo, meglio preservare la pelle dalle radiazioni solari con filtri ad elevata protezione (SPF 30 o più alti). “Sul fronte dello sforzo adeguare la velocità alla temperatura può essere utile se non si sta correndo alle olimpiadi: quindi ridurre di 12-15 secondi al chilometro quando la temperature salgono. La diminuzione dovrebbe essere graduale: ogni 3 gradi di aumento bisogna ridurre di un po’ la velocità”. Quando si fa movimento c’è il rischio di dimenticare che l’organismo può non sopportare lo sforzo cui lo stiamo sottoponendo. E ovviamente la risposta del corpo viene di conseguenza, sotto forma di un malessere che non va sottovalutato. “I segnali da non sottovalutare sono diversi – precisa l’esperto. Nausea (anche con vomito), sudorazione eccessiva, gambe molli, frequenza cardiaca eccessivamente alta anche a ritmi blandi o quando ci si ferma, crampi, emicrania fino ad arrivare a confusione mentale, fatica ad organizzare i pensieri e disorientamento”. Ovviamente molti di questi problemi possono essere prevenuti con un pizzico di attenzione e soprattutto facendo in modo che l’organismo abbia sempre a disposizione il “carburante” di cui ha bisogno per sostenere l’attività fisica. “L’importanza di un’integrazione adeguata per chi fa sport con un certo impegno è ormai ampiamente dimostrata, ricordando che occorre pensare alle ore che precedono lo sforzo, a quanto accade nel corso dell’attività e ad un adeguato recupero dopo lo sforzo. In questo senso, esistono numerose prove dell’assunzione di carboidrati nel pre allenamento o pre gara. A questo si prestano ottimamente le maltodestrine che permettono una liberazione graduale del glucosio. Le maltodestrine sono dei carboidrati complessi, ottenuti, in genere, da amidi o tuberi, con una catena di 10-20 molecole di glucosio. Anche durante lo sforzo, soprattutto se questo è prolungato (sopra i 60/90′), le maltodestrine possono essere utili con anche una bevanda contenete sali (soprattutto se è molto umido)” – conclude Paoli. Per quanto riguarda i sali minerali, non bisogna pensare ad una “ricetta” unica per tutti perché la quantità di sali necessari varia da individuo ad individuo. Ci sono persone che perdono più sali rispetto ad altre durante la traspirazione. Una prova empirica per individuare il tipo di sudore è indossare una maglietta nera, fare esercizio e poi lasciare asciugare il sudore: a seconda dell’intensità dell’alone bianco si può individuare il tipo di sudore. Per quanto riguarda il “post”, dopo la prestazione bisogna continuare a reidratare – riducendo però la quota di sali – ed eventualmente integrare con delle fonti aminoacidiche. Le regole da seguire, secondo gli esperti sono, innanzitutto: Scegliere gli orari migliori: nei mesi estivi, a causa delle elevate temperature, è consigliabile fare sport la mattina presto o al tramonto, quando il sole inizia a calare; L’attività migliore: non tutti gli sport vanno bene per chiunque. E’ importante scegliere l’attività più adatta sulla base del proprio allenamento, delle condizioni fisiche e dell’età senza naturalmente rinunciare al piacere e al divertimento. L’estate è sicuramente un buon momento per sperimentare nuove discipline, meglio se all’aria aperta o in acqua; Iniziare per gradi: soprattutto se lo si fa in maniera occasionale, è fondamentale iniziare l’allenamento gradualmente evitando di sottoporre subito il corpo a sforzi eccessivi. La durata e l’intensità potrà essere aumentata per gradi man mano che ci si sentirà più allenati; Riscaldamento e stretching: qualsiasi sia l’attività fisica che si sceglie di particare è importante fare alcuni esercizi di riscaldamento per ridurre il rischio di infortuni come contratture e stiramento muscolari. Inoltre, al termine dell’allenamento, è consigliato dedicare circa 10/15 minuti ad esercizi di allungamento muscolare. Lo stretching non sembra ridurre il rischio di infortuni, ma mantenere una certa mobilità è importate per la salute, il benessere e la performance; Alimentazione varia ed equilibrata: fondamentale è seguire una dieta varia ed equilibrata in grado di fornire i macro nutrienti essenziali al lavoro muscolare come carboidrati, proteine e grassi, ma anche i micronutrienti come minerali e vitamine; Acqua quanto necessario: altro aspetto da non trascurare è l’apporto idrico. In genere si consigliano almeno due litri durante la giornata ma questa quantità può variare in base alla temperatura ed umidità e quindi alle perdite. È fondamentale anche idratarsi durante le attività di lunga durata; L’integrazione sportiva: nel caso di attività intensa può essere opportuno optare per l’uso di integratori sportivi che facilitano ad esempio l’assunzione di aminoacidi ma anche quella di sali minerali; L’abbigliamento più adatto: in estate, considerata la sudorazione abbondante, è consigliabile indossare abiti leggeri e freschi, meglio se in fibra naturale, che consentano una adeguata traspirazione. Se si sta all’aria aperta è opportuno anche proteggere la testa dal sole con un cappello o una semplice bandana. Il benessere è il risultato di una serie di condizioni, fisiche e psicologiche, che ci consentono di affrontare al meglio la vita di ogni giorno. Anche grazie all’attività fisica costante e a una corretta integrazione alimentare il nostro organismo riesce ad espletare al meglio le proprie funzioni. Un aiuto per gli sportivi, oltre a seguire i consigli degli esperti, può venire dalla linea di prodotti per l’integrazione Dompé Friliver Sport, studiata per apportare le sostanze nutrizionali utili a soddisfare al meglio le esigenze metaboliche dell’organismo, prima, durante e dopo le differenti attività sportive.

 

Fonte: askanews.it

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